08 Mar 2018

Stupore, amarezza e rabbia. Sono questi i sentimenti provati alla notizia della scarcerazioni di Moustafa Elshennawi, il più accanito nell'aggressione a Luca Belvedere, il carabiniere picchiato selvaggiamente dai centri sociali a Piacenza durante il corteo antifascista che riportò alcune contusioni alla spalla.

Tutta la mia solidarietà al carabiniere coinvolto, alle Forze di Polizia e agli uomini onesti; trovo gravissimo che la giustizia in questo paese possa consentire ad una persona di picchiare un carabiniere durante una manifestazione e non lasciarlo poi in carcere. In questo momento, mi vengono fortemente del mio Paese; spero almeno che l’azienda piacentina nel quale lavora prenda provvedimenti in merito.

Provo vergogna anche per tutte quelle persone che, nel nome dell’antifascismo si comportano come il peggiore dei squadristi. Piacenza non arretra nel suo panorama di civiltà, il comportamento del sindacato Si Cobas in difesa del manifestante egiziano, lo ritengo un atto violento: chi inneggia a queste manifestazioni di violenza deve essere isolato. Definire una manifestazione antifascista un vile attacco ad un carabiniere, sottraendogli lo scudo e scaraventarglielo ripetutamente addosso, è una chiara istigazione alla violenza.

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Pubblicato in Sicurezza e criminalità
01 Mar 2018

Nelle scorse settimane, la Corte d'Assise di Milano ha deciso di trasmettere gli atti alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio nel processo a Marco Cappato, imputato per la morte di dj Fabo.

Questo evento potrebbe rappresentare un precedente rilevante nella giurisdizione in materia di “fine vita”.

L'ordinanza milanese, infatti, prefigura uno scenario che va in direzione di un riconoscimento dell’aiuto e dell’istigazione al suicidio: un tassello aggiuntivo a quello già predisposto con la legge sulle dat, con la quale si impone la morte a quelli che sono considerati dei “scarti”, provando a far scattare così l’equazione solidarietà uguale “aiutiamoli a morire”. Una legge sulla quale si era espressi anche 250 giuristi, con un appello nel quale viene evidenziata la compromissione del rapporto di fiducia fra medico e paziente, fondato da millenni sul giuramento di Ippocrate in vista del bene-salute dell’ammalato. 

Intanto, Cappato è stato invece assolto dall'altra accusa, quella di "aver rafforzato il proposito suicidario" di dj Fabo. "Non ha inciso sulla decisione di Antoniani di mettere fine alla sua vita", si legge nelle motivazioni della sentenza.

Si tratta nella sostanza di nuovi passi verso il traguardo finale, quello dell’eutanasia attiva, attraverso casi pietosi, sentenze giudiziarie e pronunce della Corte costituzionale.

Per questo, anche nel nostro Comune, la mia coscienza è in contrasto sia con questa legge che dovrebbe farci trovare pronti ad accogliere le richieste dei cittadini agli sportelli per consegnare la Dat, sia con l’emendamento (poi bocciato) presentato questa settimana in Consiglio Comunale da Luigi Rabuffi, il quale chiedeva di accelerare i tempi sulla pubblicazione di tutte le informazioni sul Dat sul sito del Comune di Piacenza. 

E sono contento che anche molti miei colleghi di partito, e di maggioranza, abbiano condiviso questa linea su un tema così importante.

Si confonde l’accanimento terapeutico vietato dalla legge e non praticato con l’eutanasia o l’emissione di cure essenziali. Non vedo fuori dagli ospedali le file per compilare le Dat, vedo le file per fare una mammografia o una Tac.

Garantisco che già oggi, se sei anziano, ci sono meno cure e meno posti e giorni di ricovero. L’aumento della mortalità degli anziani è proprio causato dalla mentalità dello scarto. Il Consigliere Rabuffi mediti: le Dat e questa legge che rompe il rapporto di solidarietà tra medico e paziente sarà contro ai poveri e agli anziani. Non saranno più liberi i piacentini ma più in pericolo.

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Pubblicato in Medicina e salute
13 Gen 2018

In merito all’iniziativa avvenuta ieridal titolo "Donne e bambini sulle rotte migratorie”, che ha trovato tra le altre cose ospitalità nelle stanze del Comune, ci tengo a precisare che l’immigrazione è tutt’oggi un problema del quale non possiamo far finta di niente.

Dal punto di vista politico è ovvio che considero migliore la scelta di tenere queste persone nel loro Paese: oggi, mensilmente, ci costano una cifra che si aggira intorno ai 1.500€ a persona; basterebbe fare due piccoli calcoli per capire che con un cifra del genere queste persone potrebbero viverci molto più a lungo rimanendo nel loro Paese, insieme alla loro famiglia.

Se continuano a morire persone in mare, c’è per forza una qualche responsabilità da parte di organizzazioni e associazioni buoniste che stimolano questo passaggio, alcune di loro lucrandoci, altre mosse senza dubbio da buone intenzioni. Ma le buone intenzioni non sono sufficienti per mantenere le persone in vita. Tra loro possiamo sicuramente trovare "Medici senza frontiere”, organizzazione che non ha neanche firmato il protocollo, il cosiddetto "codice di condotta”, che il governo italiano attraverso il Ministro Minniti ha proposto a tutte le Ong.

Dal 2014 ad oggi nella rotta del Mediterraneo centrale le morti continuano ad essere troppe: oltre 15 mila, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Il numero maggiore di morti è stato toccato nel 2016: 5.143 secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim). E il dato è stato ritoccato più volte al rialzo, visto che spesso le notizie dei decessi arrivano a giorni di distanza dall’effettivo naufragio.

Lasciare le rotte aperte, vuol dire lasciar continuare morire ancora altre persone e, allo stesso tempo, si diventa complici di scafisti e naufragi. Prima lo capiamo, meglio sarà per tutti.

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Pubblicato in Sicurezza e criminalità
15 Dic 2017

La vita è un bene prezioso e insostituibile ma ieri, con l’approvazione del testo di legge sul biotestamento è stato dato il via libera all’autodeterminazione per la morte, facendo entrare nel nostro ordinamento il diritto all’eutanasia.

La Lega Nord, e la linea di Matteo Salvini, sono sempre state in prima linea contro questa legge ma non è bastato a frenare, soprattutto, una sinistra che sentiva l’obbligo di portare a casa un vessillo da sventolare poi nella prossima campagna elettorale.

Quello che ancora a molti non è probabilmente chiaro è che la vita non è un bene disponibile; l’approvazione di questa legge segna l’abbandono del soggetto debole e la compromissione della professione medica. Servirà per questo, a partire da oggi, un lavoro culturale per evidenziare come il medico opera per il bene del paziente e non per far rientrare i conti della sanità pubblica.

La legislatura che giunge ormai a conclusione, verrà ricordata come quella con la più alta concentrazione di leggi avverse alla famiglia e alla vita: in questi ultimi cinque anni sono state approvate leggi e pronunciate sentenze, grazie anche alle quali oggi ci ritroviamo in un Paese che registra un drastico calo delle nascite, al quale ora affiancheremo un significativo aumento dei morti.

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Pubblicato in Medicina e salute
05 Dic 2017

Il testo del DDL sulle DAT (disposizioni anticipate di trattamento) approvato alla Camera e trasmesso al Senato, conferma le preoccupazioni per un testo nella sostanza eutanasico.

C’è un lamento generale nello spingere all’approvazione un disegno di legge che impone la morte a quelli che sono considerati dei “scarti”, provando a far scattare così l’equazione solidarietà uguale “aiutiamoli a morire”, facendo leva ancora una volta sulla pietà e sulla compassione. Senza pensare che questo è solo il primo passo dal presunto “diritto a morire” al “dovere di morire”. La Lega, e la linea di Matteo Salvini, è sempre stata contraria a questo tipo di trattamenti: dietro la pietà che spinge ad escludere queste vite c’è una ideologia totalitarista.

Contro il DDL si sono espressi critici anche 250 giuristi, con un appello nel quale viene evidenziata la compromissione del rapporto di fiducia fra medico e paziente, fondato da millenni sul giuramento di Ippocrate in vista del bene-salute dell’ammalato. Questo rapporto viene oggi sostituito dal principio della disponibilità della vita umana che impegnerà il medico più nella compilazione di carte che nei necessari trattamenti di cura e terapia.

In un anno in Italia, su 100.000 casi ne sono stati scongiurati ben 10.000, questo vuol dire che ci sono cause che si possono muovere per limitare queste azioni. Soprattutto in un inverno demografico come quello che il nostro Paese sta vivendo in questi anni.

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Pubblicato in Medicina e salute
28 Nov 2017

Domani, mercoledì 29 novembre, ore 12:30, presso il Salone Pierluigi di Palazzo Farnese, avrò il piacere di incontrare l’attivista americana Gianna Jessen per una conferenza che si terrà la sera stessa presso la parrocchia di San Giuseppe Operaio. All’incontro saranno presenti anche i consiglieri comunali Michele Giardino e Lorella Cappucciati.

Gianna Jessen nacque alla trentesima settimana di gravidanza di sua madre, una diciassettenne del Tennessee a seguito di un tentativo di aborto fallito, in quanto il feto sopravvisse all'iniezione di una soluzione salina nell'utero e fu espulso ancora vivo nonostante 18 ore di esposizione alla soluzione. L'anossia dovuta alla soluzione salina le causò una paralisi cerebrale e muscolare. Adottata a tre anni, superò le difficoltà motorie indotte dalla paralisi e riuscì a camminare senza tutore, seppure con notevoli difficoltà. Attiva nei movimenti che si oppongono all'aborto, ha raccontato la sua storia al Congresso degli Stati Uniti d'America e alla Camera dei Comuni del Regno Unito. Ora gira tutto il mondo raccontando la sua esperienza.

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Pubblicato in Piacenza
15 Nov 2017

In questi giorni si celebrano i 100 anni dall’assalto al Palazzo d’Inverno. Vale la pena fare una riflessione su come il progetto comunismo sia stato sradicato del tutto, rimanendo solo come giustificazione di potere in qualche parte del mondo.

È crollato fallendo così come promessa di felicità e di sviluppo, rivelandosi il portatore dei più grandi massacri della storia: si contano cento milioni di assassinati, i contingenti maggiori riguardano l'Urss dal 1918 al 1956 (20 milioni) e la Cina maoista (60 milioni). Ma altri numeri meno spettacolari sono forse ancora più terrificanti, come i due milioni di cambogiani vittime del regime di Pol Pot tra il 1975 e il 1979, corrispondenti a un quarto della popolazione del Paese. 

Ma oltre ad un bilancio contabile delle vittime, il prezzo umano deve essere valutato anche in termini economici, nell'indebolimento delle basi morali della società e nell'instaurazione della menzogna continua che distrugge dall'interno le famiglie. L’attacco alla famiglia, infatti, è stato uno dei punti fermi del comunismo: voleva riprogrammarla pensando che l’uomo, così com’è, non andasse bene. Lo fece il nazismo, lo fece anche il comunismo. La famiglia era il primo punto da abbattere.

Anche ora, peraltro, la creazione della società nuova dei consumi e dei desideri individuali, tanto cara alle nuove ideologie passa dalla ristrutturazione della famiglia. Altra eredità del Comunismo è anche costituita dal peso dello Stato centralizzato pervasivo ovunque, non riconoscendo la sussidiarietà e il valore dei corpi intermedi dello stesso Stato.

Altro punto nel comunismo è il materialismo, secondo cui l’uomo è soltanto produzione e bene materiale, escludendo la presenza e l'efficacia di un qualsiasi momento superiore di carattere spirituale. Ponendo la materia come unico oggetto d’indagine. La cattiva predicazione ha insanguinato la storia e alcuni frutti vengono ancora coltivati. Molti semi tossici sono saldamente nel terreno e continuano a germogliare, nel nome di una ideologia che preesisteva al nazismo e che ha vissuto ancora dopo di esso, toccando i quattro grandi continenti.

Per questo, dal prossimo anno, l’idea è quella di organizzare a Piacenza una discussione per la sua conoscenza. Una serie di manifestazioni per informare i giovani su cosa è stato il comunismo nel mondo, e non solo in Italia. Coloro che rifiutano ogni paragone tra nazismo e comunismo sembrano aver dimenticato che nel marzo 1937, a una settimana di distanza, papa Pio XI emanò due encicliche, una contro il nazismo e l'altra contro il comunismo. Non mi sembra, infatti, che questo venga spiegato nelle scuole o digerito dalla nostra società.

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Pubblicato in Valori e fede
29 Ott 2017

In questi giorni, il ministro Fedeli ha pubblicato le linee guida sulla legge della scuola, modificando di fatto i punti chiave dell’articolo 1 comma 16: primato educativo dei genitori, collaborazione tra scuola e famiglia, consenso informato, esplicitazione del concetto secondo cui la differenza uomo-donna è all’origine della vita, chiara e condivisibile definizione di cosa si intenda per stereotipi di genere, importanza di togliere anche dal linguaggio tutte le forme di "mascolinizzazione", contrasto alla violenza sulle donne e a tutte le forme di discriminazione, e soprattutto un no palese e senza ambiguità alle cosiddette "teorie del gender".

Sono queste le linee guida sulla “buona scuola” ottenute dopo una lunga battaglia iniziata con il Family Day del giugno 2015; si è ottenuto che fosse citato, all’interno della legge, l'art. 30 della Costituzione e l'art. 26 della dichiarazione universale dei diritti umani: da oggi mamma e papà, quindi, potranno legittimamente pretendere piena informazione su ogni attività scolastica e negarne il consenso facendo rimanere il proprio figlio a casa.

Un risultato frutto delle tante conferenze e iniziative, sempre in difesa dei nostri figli; risultato importante per un tema di estrema importanza per la crescita della nostra società. Ci troviamo in un ambito delicato in cui si intrecciano convinzioni etiche, religiose e culturali, e la scuola non può che collaborare con la famiglia.

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Pubblicato in Valori e fede
JoomShaper