29 Ott 2013

Giovedì 31 ottobre dalle 19.30 a Pecorara (Piacenza) FESTA DELLA ZUCCA con Umberto BOSSI. Ospiti Giulio TREMONTI oltre ad esponenti di primo piano del mondo politico e della società civile.
Vi aspettiamo per degustare insieme i piatti della tradizione padana e per parlare di futuro.

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15 Ott 2013

Ho avuto modo di conoscere l'On. Cravedi durante le ricorrenze della Liberazione e a Tu per Tu. Ne ricordo una, ultimamente, molto viva con un bel discorso di Bersani a Bettola. E ricordo un incontro organizzato dal mio Partito per parlare della Liberazione ai giovani a cui partecipò insieme agi rappresentanti degli orfani di guerra, senza pregiudizi. Era un uomo di parte che ben ricordava però come la libertà sia un bene da difendere assieme. E che si deve ricordare e non dare mai per acquisito. La fatica della memoria è stato il Suo contributo fino alla fine.

Nella Vita diciamo grazie tante volte per tanti doni, a Lui e ai suoi famigliari dobbiamo un Grazie speciale, quello di averci regalato un pezzetto della nostra libertà.

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06 Set 2013

Gotti tedschi

Da un paio di giorni i principali quotidiani hanno iniziato a pubblicare a rate il cosiddetto “archivio segreto” dell’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. In pratica, ha scritto Carlo Bonini su Repubblica, si tratta «centinaia di note riservate» e soprattutto di «migliaia di mail» (dunque comunicazioni private) scambiate tra Gotti Tedeschi e «cardinali, ministri della Repubblica, banchieri, parlamentari, lo stesso Pontefice». Come scrive sempre Bonini «il segreto che ha protetto quell’archivio ora non è più tale» perché è stato «sequestrato nel 2012 dalla Procura di Napoli e trasmesso alla Procura di Roma (dove Gotti è stato a lungo indagato per violazione delle norme antiriciclaggio)».
Peccato però che l’inchiesta in questione stia andando verso l’archiviazione (chiesta nel luglio scorso per Gotti Tedeschi, specifica lo stesso Bonini). E peccato soprattutto che la quasi totalità delle email (private) scodellate senza alcuna remora in questi giorni dalla stampa riguardino fatti e conversazioni che non c’entrano proprio nulla con il presunto reato per cui Gotti Tedeschi è stato indagato. Ieri, per esempio, come ha sottolineato Luigi Amicone in un editoriale su tempi.it, Corriere della Sera, Repubblica e Stampa hanno pubblicato servizi praticamente identici “selezionando” dallo sterminato “archivio segreto” guarda caso le stesse poche email: quelle in cui l’ex banchiere del Vaticano parlava – sempre privatamente, è bene ricordarlo – con politici del centrodestra di questioni come l’Ici alla Chiesa, la legge sul testamento biologico o le nomine della Rai.

Di seguito pubblichiamo un commento ai fatti dell’ex parlamentare leghista Massimo Polledri. Ci sono tutti gli elementi in sottofondo e l’impostazione del “dico e non dico” tipici di un romanzo di Dan Brown negli articoli della Sarzanini pubblicati con foto sul Corriere sulle mail di Ettore Gotti Tedeschi. Manca solo l’Opus Dei e poi gli elementi per solleticare pruriti anticlericali e complottisti ci sono tutti. Leggi su cui si interviene, nomine in Rai, conoscenza di un Sottosegretario colpevole di firmarsi anche «in Domino» (sarà forse una frase in codice degli Illuminati?!).
iorBene, nell’articolo di ieri questi sono i “motivi dello scandalo”. Tralasciamo quello di oggi in cui si dà conto di alcune conversazioni del detto banchiere, responsabile del Santander, nomina peraltro compatibile coll’incarico Vaticano, e che, caso strano e sospetto, lo porta ad avere relazioni con gruppi industriali. Trascuriamo inoltre il fatto che per nessun altro banchiere, anche coinvolto a qualunque titolo in inchieste della magistratura, abbiamo potuto registrare una così fervente ricerca di notizie e di scoop (e di birichini passati e presenti ne abbiamo memoria).
Ma ritornando ai tre temi di ieri vorrei dare una chiave di lettura motivata dalla conoscenza modesta del luogo e degli autori del “delitto”, compreso il movente, essendo, in qualche modo, persona informata sui fatti.
Intanto come deputato piacentino, onorato della conoscenza e della amicizia di Ettore Gotti Tedeschi e di Alfredo Mantovano, con il “pallino” delle questioni etiche e promotore di qualche leggina sul tema, ho conoscenza del contesto.
Ebbene l’elemento comune dei tre temi ha un nome solo che ci consente di trovare la verità e di fare giustizia e si chiama Carità.
Tutto si spiega all’interno di questo concetto e di questo motivo di vita: il Vaticano, le Leggi, la Rai, i Partiti. Si chiama Politica anche ed è, come disse Paolo VI, la più alta forma di Carità.
E le leggiamo tutte assieme queste mail per capirne il contesto e lo spirito: la giustizia è ordine, Thelòs, ed esse vanno tutte verso un fine.
Al contrario la lettura dei giornali divide tutto, mette disordine, sospetto, devia: insomma è “Diabolica”.
La legge sul testamento biologico di cui si parla si discuteva in parlamento. Eluana era stata uccisa e i giudici avevano cancellato di fatto il reato di suicidio assistito inventandosi nuove fattispecie di “diritti”, quello alla morte, aprendo a nuove scale di umanità tristemente note in passato: la vita “indegna di essere vissuta”. I cattolici e il centrodestra si confrontavano con chi trovavano della principale Agenzia Morale che si occupa del tema. Monsignor Fisichella fu preziosissimo, ci seguì e ci aiutò con aurorità e autorevolezza. Noi politici chiedevamo consiglio e cercavamo “la quadra”.
Sbagliato? Non credo, a meno che si consideri la Conferenza Episcopale Italiana meno degna o portatrice di illeciti interessi rispetto magari a quelli della Cgil ascoltati istituzionalmente su quasi tutto.
mantovano-polledriMa non tutti i “preti” la pensavano nello stesso modo sui vari passaggi. Da qui il confronto tra Mantovano, di cui ricordo i dubbi e con cui abbiamo fatto innumerevoli riunioni e discussioni, ed Ettore Gotti Tedeschi.
Può il Vaticano e la Chiesa disinteressarsi delle leggi sull’Uomo? Forse avremmo bisogno da quella Parte che ci fosse un confronto più puntuale e che svolgesse una azione caritatevole diretta ed attenta. Possiamo dire di avere, come Chiesa, lo stesso potere di influenzare il parlamento sulla famiglia e sulla vita di quanto non facciano le lobby radicali ed omosessualiste? Purtroppo perdiamo dieci a zero: le nostre associazioni arrivano tardi e male. A parte il referendum sulla legge 40 e il Family Day, poca cosa.
Tardi nelle finanziarie, tardi e male sulle leggi inerenti la libertà religiosa. Insomma se la Politica è Carità, laici e preti cattolici sono minoranza sì, ma, quel che è peggio, rassegnata.
Il secondo “scandalo” riguarda la nomina del Direttore Generale della Rai. “Giù le mani dalla Rai, la politica ne resti fuori”. Come se la televisione fosse un dettaglio di poco conto e scontato! Come se non ci fosse differenza tra la Rai di Bernabei, che mise in scena La Bibbia e Ulisse, e quella dei vari direttori che mi hanno propinato il progressista film dei due cow boy alla moda (omosessuale ovviamente) o le varie bestemmie in diretta o il bacio di mezzo minuto dei due maschioni alla trasmissione di Santoro.
Personalmente ho scritto a questi direttori (volutamente con la d minuscola), chiesto l’audizione in commissione Infanzia, parlato di senso del pudore in aula: macché. Nessuna risposta, neanche di cortesia istituzionale. Unica risposta lo sberleffo della Litizzetto che ha baciato Fazio in diretta.
E noi cattolici non dovremmo ricordarci che è possibile un’altra Rai che possa educare a valori diversi e a cui si possa affidare il tempo dei nostri figli con meno preoccupazione? È improprio dare in qualche modo un indirizzo valoriale e quindi politico sulla educazione? E auspicare ad un Direttore con la D maiuscola?
C’è poi l’Ici, nella scaletta dei peccati capitali. Della frottola che la Chiesa non paghi l’Ici si è già detto molto e non tedio. Ci sono stati momenti in cui si voleva far pagare la Caritas e il Collegio dei salesiani e non la sede del Pd o della Cgil. Mi sembra il minimo che qualcuno nel Vaticano e nella politica ci metta la testa. Provate voi a togliere i soldi a Radio Radicale e poi vedete cosa succede…
Disinformazione, divisione, sospetto sugli uomini della Chiesa, corvi e articoli… Noi cristiani siamo abituati. Qualcuno ci aveva avvisato… Ma ci aveva anche detto che «quando due o tre si trovano nel mio nome…». Spero in un tempo in cui politici, magistrati, guide del gregge si trovino, come sant’Ambrogio indicato come esempio da Papa Benedetto.

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02 Set 2013

«La brutale esecuzione di ieri in pieno centro è l’ennesima, inquietante risposta ai paladini del “volemose bene”, a quelli che parlano di accoglienza senza un minimo cenno alle regole che in una società civile si devono rispettare e far rispettare». Lo afferma il consigliere comunale della Lega Nord, Massimo Polledri, all’indomani del grave fatto di sangue che ha visto come vittima un albanese, freddato davanti ad un bar pieno di clienti. «Per evitare che Piacenza diventi come Scampia sarebbe il caso che le istituzioni locali si sveglino dal torpore e si attivino per presentare un Piano per la sicurezza, bene essenziale per i cittadini. I vigili urbani per esempio non si dovrebbero solo dedicare alle multe, ma dovre bbero svolgere vero e proprio presidio del territorio. Mi chiedo se il Sindaco o chi si occupa di sicurezza in Provincia ci pensi. E’ da tempo che chiediamo di alzare il livello di guardia, ma ci davano degli allarmisti. Questi sono i drammatici risultati», continua il consigliere leghista. «E’ stata un’operazione di criminalità organizzata e a questo punto ci aspettiamo che il questore intervenga per spiegare se si poteva prevedere e prevenire, qual è il radicamento della malavita albanese o extracomunitaria a Piacenza e come intenda procedere ad un controllo necessariamente più efficace. Noi - conclude Polledri - rimarremo attenti ed intanto chiediamo la convocazione del Consiglio per affrontare la questione del tavolo della sicurezza».

«La brutale esecuzione di ieri in pieno centro è l’ennesima, inquietante risposta ai paladini del “volemose bene”, a quelli che parlano di accoglienza senza un minimo cenno alle regole che in una società civile si devono rispettare e far rispettare». Lo afferma il consigliere comunale della Lega Nord, Massimo Polledri, all’indomani del grave fatto di sangue che ha visto come vittima un albanese, freddato davanti ad un bar pieno di clienti. «Per evitare che Piacenza diventi come Scampia sarebbe il caso che le istituzioni locali si sveglino dal torpore e si attivino per presentare un Piano per la sicurezza, bene essenziale per i cittadini. I vigili urbani per esempio non si dovrebbero solo dedicare alle multe, ma dovre
bbero svolgere vero e proprio presidio del territorio. Mi chiedo se il Sindaco o chi si occupa di sicurezza in Provincia ci pensi. E’ da tempo che chiediamo di alzare il livello di guardia, ma ci davano degli allarmisti. Questi sono i drammatici risultati», continua il consigliere leghista. «E’ stata un’operazione di criminalità organizzata e a questo punto ci aspettiamo che il questore intervenga per spiegare se si poteva prevedere e prevenire, qual è il radicamento della malavita albanese o extracomunitaria a Piacenza e come intenda procedere ad un controllo necessariamente più efficace. Noi - conclude Polledri - rimarremo attenti ed intanto chiediamo la convocazione del Consiglio per affrontare la questione del tavolo della sicurezza».

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28 Ago 2013

IO HO FIRMATO L'APPELLO contro l'intervento militare in Siria. Firma anche tu.

«Con grande sofferenza e preoccupazione continuo a seguire la situazione in Siria. L’aumento della violenza in una guerra tra fratelli, con il moltiplicarsi di stragi e atti atroci, che tutti abbiamo potuto vedere anche nelle terribili immagini di questi giorni, mi spinge ancora una volta a levare alta la voce perché si fermi il rumore delle armi. Non è lo scontro che offre prospettive di speranza per risolvere i problemi, ma è la capacità di incontro e di dialogo.
Dal profondo del mio cuore, vorrei manifestare la mia vicinanza con la preghiera e la solidarietà a tutte le vittime di questo conflitto, a tutti coloro che soffrono, specialmente i bambini, e invitare a tenere sempre accesa la speranza di pace. Faccio appello alla Comunità Internazionale perché si mostri più sensibile verso questa tragica situazione e metta tutto il suo impegno per aiutare la amata Nazione siriana a trovare una soluzione ad una guerra che semina distruzione e morte. Tutti insieme, preghiamo, tutti insieme preghiamo la Madonna, Regina della Pace: Maria, Regina della Pace, prega per noi. Tutti: Maria, Regina della Pace, prega per noi».

Papa Francesco, Angelus, Piazza San Pietro, domenica, 25 agosto 2013

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28 Ago 2013

Anche su La Bussola Quotidiana: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-quale-giustizia-per-marco-e-stefano-7169.htm

Anche Stefano qualche giorno fa, in un piccolo comune emiliano, ci ha lasciati, come Marco qualche settimana prima.
La notizia di Stefano però non ha valicato i confini della provincia; il dolore è rimasto quasi privato, senza clamore. Eppure trattasi di due suicidi. La cosa merita un’attenta riflessione scevra da elementi propri degli Scalfarotto di turno, sempre pronti alla stessa, efficacissima operazione mediatica: l’individuazione di una causa esterna, magari di un colpevole potenziale del suicidio di un adolescente.
Addirittura può capitare ai terapeuti, agli specialisti, di non capire bene, di non comprendere appieno, ma non ai giornalisti o ai politici. Loro no, hanno già tutto chiaro in mente, solo certezze: Marco è vittima di bullismo, deriso perché omosessuale. E Stefano? Intanto parte la campagna di comunicazione, aggressiva, tambureggiante, attraverso cui magari riuscire ad approvare una legge che magicamente dovrebbe placare il dolore dei parenti delle vittime. Giustizia è fatta e verità pure.
Tranne poi scoprire che le cose non stanno esattamente così, che sarebbe invece opportuno analizzare meglio il caso specifico prima di iniziare battaglie contro nemici invisibili o forse inesistenti.
Prima ancora di sottolineare gli stress esistenziali che generalmente precedono il suicidio (insuccessi, handicap fisici, eventi di perdita/morte/separazione), a qualcuno è forse venuta in mente l’eventualità che Marco, Stefano e gli altri abbiano sofferto di disturbi psicopatologici come i disturbi della personalità, la depressione o l’uso di sostanze psicoattive?
Il depresso “si sente giù”, triste, costantemente preoccupato, confuso, irritabile, sviluppa in genere fobie e spesso anche veri e propri problemi fisici.
Dal mio osservatorio privilegiato di neuropsichiatra infantile mi sembra di vedere molto di quanto su descritto in Marco e Stefano. La depressione è infatti malattia non solo degli adulti, ma può manifestarsi anche negli adolescenti o addirittura nei bambini. Sembrano discorsi clinici, in realtà dovrebbero interessare le istituzioni e la scuola visto che la percentuale di suicidio è triplicata negli ultimi 30 anni attestandosi come seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 e i 19 anni.
Questa è la verità dei tanti Marco e Stefano. Marco vale molto di più di uno spot per la legge sull’omofobia. Del resto come si può pensare che nel maremoto della crescita di un adolescente l’identità sessuale sia già definita? A meno che non si voglia per forza affermare l’omosessualità come un dato naturale, come una delle opzioni possibili previste in natura: incardinando le disposizioni contro l’omofobia nella Legge Mancino-Reale, parificando l’omofobia al razzismo, si pone l’omosessualità sullo stesso piano di un dato naturale.
Ergo, la legge sull’omofobia andrà a colpire la pretesa di affermare che l’omosessualità non è nella natura dell’uomo. Così ogni problematica e sofferenza dell'omosessuale è attribuita o ad un'omofobia sociale o ad un'omofobia interiorizzata. In questa ottica, un rapporto scadente tra padre e figlio dipende dall'atteggiamento omofobico del padre che si sente minacciato dall'effeminatezza del figlio; oppure l'isolamento del ragazzo dai suoi coetanei è da ascrivere ad una omofobia interiorizzata, cosi come l'alienazione dell'omosessuale adulto dalla famiglia e dalla società. In pratica è tutta colpa della società omofoba.
Finché la faziosità e gli interessi di parte muoveranno simili battaglie le vite di Marco, Stefano e altri andranno perse invano. Per organizzare una risposta concreta, coinvolgendo scuole, istituzioni, servizi sanitari e sociali, non serve sventolare bandiere, basta avere le foto dei nostri figli davanti agli occhi.

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28 Ago 2013

Di fronte a proposte di legge che vogliono introdurre anche in Italia un riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, anche omosessuali, e le norme cosiddette antiomofobia, Alleanza Cattolica ricorda cinque punti fermi, da cui
nessun dibattito può prescindere. Alleanza Cattolica, come associazione ecclesiale, si rivolge anzitutto ai cattolici, ma sa che sono in gioco princìpi e valori generali, che chiunque può riconoscere sulla base della ragione. Solo un fronte ampio di amici della famiglia, credenti e non credenti, potrà ostacolare queste proposte. Alleanza Cattolica non rivendica primogeniture, ma si mette a disposizione di quanti vogliano battersi per la difesa della famiglia, per il momento offrendo la sua disponibilità per incontri e conferenze su questi temi, dal circolo culturale e dalla parrocchia fino a incontri privati tra famiglie.

1. Riconoscere le unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, danneggia la famiglia
«La famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga
misura già garantiti dall’ordinamento» (Card. Angelo Bagnasco, Discorso all’Assemblea Generale dei Vescovi italiani, 21 maggio 2013). Lo stesso card. Bagnasco ha ricordato che deve considerarsi tuttora vincolante per i cattolici la
Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto della Conferenza Episcopale Italiana, del 28 marzo 2007, dove si legge: «Riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia». L’obiettivo di risolvere alcuni problemi pratici dei conviventi è «perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe san
are». A differenza dei diritti individuali dei singoli conviventi, che in Italia non sono il problema, perché — appunto — sono «in larga misura già garantiti dall’ordinamento», le unioni civili introdotte dalle varie proposte di legge presentate in questa legislatura sono precisamente quelle «rappresentazioni similari» alla famiglia che, in quanto umiliano e indeboliscono la famiglia tradizionale, non possono essere in alcun modo accettate. In particolare, «nel caso in cui si proponga[...]un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003).

2. Le unioni civili non sono l’alternativa, sono l’apripista per il matrimonio e l’adozione omosessuali
A chi, pure d’accordo in linea teorica con la critica delle proposte di legge, ritiene di dover proporre le unioni civili come un «male minore» rispetto al «male maggiore» rappresentato dal matrimonio e delle adozioni omosessuali,
facciamo osservare che l’esperienza di tanti Stati, a partire dalla Francia e dalla Gran Bretagna, mostra che le leggi sulle unioni civili non sono un’alternativa ma l’apripista alle leggi sul matrimonio e le adozioni omosessuali. Prima si fa passare la legge sulle unioni civili — magari «venduta» agli oppositori come alternativa a quella sul matrimonio e alle adozioni e dopo qualche anno si trasformano le unioni civili in matrimoni, con conseguente possibilità di adozione.

3. Le proposte antiomofobia mettono in pericolo la libertà di espressione e di religione
L’introduzione del delitto o dell’aggravante dell’omofobia viene presentata come uno strumento di lotta contro la violenza e le aggressioni. Ma il nostro ordinamento punisce già, senza distinzioni, ogni aggressione all’integrità della
persona e alla sua sfera morale, e in più contiene le aggravanti dei «motivi abietti» e del profittare delle condizioni di debolezza della vittima. Tali circostanze, per pacifica e antica giurisprudenza, comprendono le situazioni in cui la condotta è realizzata allo scopo di offendere, a causa dell’orientamento sessuale, la dignità della persona. La previsione di nuovi reati o aggravanti di questo tipo è rischiosa per la libertà dei cittadini, poiché impone uno scandaglio dei moventi intimi, talora inconsci, che stanno alla base delle azioni umane. Da un concetto così esteso deriva uno spazio enorme d’intervento penale, che rischia di mettere in pericolo sia la libertà di espressione del pensiero sia la libertà religiosa. Il rischio di procedimenti penali sorgerebbe a fronte di qualsiasi giudizio critico, sul piano scientifico, etico ed educativo, di determinati orientamenti sessuali; o di qualsiasi dottrina religiosa, o espressione educativa, che sostenga la contrarietà al diritto naturale degli orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale.

4. La legge naturale e il senso comune non valgono solo per i cattolici
A chi afferma che si tratta di princìpi che valgono per i cattolici, ma non si possono imporre in uno Stato laico ai non cattolici e ai non credenti, rispondiamo che il carattere nocivo di queste leggi si deduce dall’esperienza, dal buon senso e dai princìpi della legge naturale, da cui la legge positiva non può allontanarsi se vuole essere vera legge, i quali in quanto riconoscibili dalla ragione — s’impongono a tutti a prescindere dalla fede e dall’appartenenza religiosa, e da tutti chiedono di essere rispettati.

5. Considerare la marcia verso le unioni omosessuali come «irreversibile» significa essere vittime del mito illuminista del progresso
A quei cattolici e a quegli amici della famiglia tentati dallo scoraggiamento e convinti di star combattendo una battaglia moralmente necessaria ma di retroguardia, di battersi per onore di firma ma senza possibilità di vincere, perché il «senso della storia» è un altro, vogliamo dire che non possiamo accettare il mito illuminista di una storia lineare, pilastro della dittatura del relativismo, il quale presenta la verità come figlia del tempo e certi processi come irr
eversibili. La storia non ha nessun senso umano predeterminato e necessario, le battaglie le vincono e le perdono gli uomini e le donne, e per il cristiano nessuna vittoria del male è ineluttabile o irreversibile. Chi pensa diversamente è vittima, per dirla con Papa Francesco, di quella «mondanità spirituale» che perde la fiducia in Dio e segue le vie e il consenso del mondo, e di quella disperazione storica che, come non si stanca di spiegarci il Pontefice, viene molto spesso dal diavolo.

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JoomShaper