28 SP_MAGGIO 2020

La sentenza della Cassazione recente ha ribaltato il giudizio di tribunale e Corte d’appello che avevano subordinato la modifica degli atti anagrafici al trattamento dei caratteri sessuali primari e alla loro effettiva trasformazione.
La Corte afferma che “il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è [….] il risultato di una elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici. Il momento conclusivo […..] non può che essere il momento conclusivo di un processo di autodeterminazione verso l’obbiettivo del mutamento di sesso”.
Entrano quindi nella sentenza il desiderio, l’autodeterminazione che la consegue e, invece del fatto, un semplice processo.
La sentenza, a mio giudizio, stravolge non solo la legge 164 del 1982 ma i pilastri dell’ ordinamento giuridico.

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