30 Apr 2018

La morte di Alfie Evans una grave tragedia umana

Con la morte di Alfie Evans si chiude una grave tragedia umana che ha importanti risvolti per il futuro e che vanno valutati al di là delle emozioni e dei toni da stadio. La definizione di bioetica come “studio sistematico dei comportamenti umani nel campo della scienza della vita e della salute facendo riferimento ad un insieme di valori e riferimenti morali” delimita il perimetro dell’intervento. Una forza politica ha infatti il dovere di enunciare e giudicare in base al sistema di riferimento valoriale. Ci sentiamo pertanto di riflettere e proporre alcuni punti della vicenda:

1) i giudici hanno confuso lo stato medico di Alfie parlando di uno stato “semi-vegetativo”, come a dire che sarebbe stato irreversibile. Lo stato semi-vegetativo non esiste però in medicina; lo stato di coscienza di Alfie era definibile di “minima coscienza” cosa molto diversa.

2) Gli stessi giudici che hanno sentenziato che Alfie non avrebbe potuto sopravvivere senza respirazione assistita e che sarebbe morto subito (su indicazione dei medici inglesi) giudicandolo terminale hanno assistito al sopravvivere di quel piccolo guerriero per quattro giorni e comunque gli hanno negato cibo e ossigeno. Sono arrivati a perquisire i famigliari per impedire di mettere zucchero sul ciuccio. Non si trattava pertanto di accanimento terapeutico il trasferirlo ad altra struttura disponibile in Italia

3) E’ stato negato il diritto dei genitori di decidere come salvare il proprio figlio riconoscendogli un vago diritto al welfare del figlio

4) E’ stato negato il diritto di un cittadino europeo di muoversi liberamente. In più il piccolo con un atto di grande lungimiranza è stato riconosciuto cittadino italiano. Per cui un malato non ha il diritto di seguire un percorso sanitario di speranza.

5) Rispetto al criterio “del miglior interesse del minore” unico da prendere in considerazione per la Corte, vi è la pretesa che sia da far coincidere con la morte perché la vita residua sarebbe “futile ed inutile”.

Quindi una persona può essere soppressa se lo Stato lo giudica inutile e futile. La vita può essere un bene di cui lo stato si appropria se la sua “qualità di vita” è inferiore all’asticella fissata. Torna in auge il principio dell’eugenetica. Questi i valori in gioco e su cui l’Italia del 2018 deve anche dare una risposta politica. Da parte nostra confermiamo l’impegno preso in campagna elettorale per cui la vita vale sempre la pena di essere vissuta e che nessuno Stato può decidere di sopprimerla. La cultura “dello scarto” anche se ammantata di pietà non ci appartiene.

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Pubblicato in Valori e fede
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Massimo Polledri

Piacentino doc, sono neuropsichiatra infantile in aspettativa dal 2001, anno in cui ho intrapreso l’incarico parlamentare.
La profonda adesione ai valori tradizionali della famiglia, dell’impegno sociale e civico mi ha spinto a schierarmi con la Lega Nord, l’unico movimento sorto realmente per produrre un profondo cambiamento e la cui azione moralizzatrice ancora oggi motiva la mia azione politica.

Sono cresciuto insieme alla Lega, passando dalla segreteria cittadina di partito a quella provinciale e al ruolo di consulente in materia sanitaria per il partito e per la coalizione di centro-destra al governo.

Sanità , sviluppo, impresa, energia e mondo produttivo sono gli ambiti in cui ho maturato esperienza e competenza politica, grazie anche alla partecipazione alla commissione parlamentare Attività  produttive, commercio e turismo in qualità di capogruppo per la Lega.

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