13 Gen 2018

Chi lascia le rotte aperte è complice di scafisti e naufragi

In merito all’iniziativa avvenuta ieridal titolo "Donne e bambini sulle rotte migratorie”, che ha trovato tra le altre cose ospitalità nelle stanze del Comune, ci tengo a precisare che l’immigrazione è tutt’oggi un problema del quale non possiamo far finta di niente.

Dal punto di vista politico è ovvio che considero migliore la scelta di tenere queste persone nel loro Paese: oggi, mensilmente, ci costano una cifra che si aggira intorno ai 1.500€ a persona; basterebbe fare due piccoli calcoli per capire che con un cifra del genere queste persone potrebbero viverci molto più a lungo rimanendo nel loro Paese, insieme alla loro famiglia.

Se continuano a morire persone in mare, c’è per forza una qualche responsabilità da parte di organizzazioni e associazioni buoniste che stimolano questo passaggio, alcune di loro lucrandoci, altre mosse senza dubbio da buone intenzioni. Ma le buone intenzioni non sono sufficienti per mantenere le persone in vita. Tra loro possiamo sicuramente trovare "Medici senza frontiere”, organizzazione che non ha neanche firmato il protocollo, il cosiddetto "codice di condotta”, che il governo italiano attraverso il Ministro Minniti ha proposto a tutte le Ong.

Dal 2014 ad oggi nella rotta del Mediterraneo centrale le morti continuano ad essere troppe: oltre 15 mila, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Il numero maggiore di morti è stato toccato nel 2016: 5.143 secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim). E il dato è stato ritoccato più volte al rialzo, visto che spesso le notizie dei decessi arrivano a giorni di distanza dall’effettivo naufragio.

Lasciare le rotte aperte, vuol dire lasciar continuare morire ancora altre persone e, allo stesso tempo, si diventa complici di scafisti e naufragi. Prima lo capiamo, meglio sarà per tutti.

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Pubblicato in Sicurezza e criminalità
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Massimo Polledri

Piacentino doc, sono neuropsichiatra infantile in aspettativa dal 2001, anno in cui ho intrapreso l’incarico parlamentare.
La profonda adesione ai valori tradizionali della famiglia, dell’impegno sociale e civico mi ha spinto a schierarmi con la Lega Nord, l’unico movimento sorto realmente per produrre un profondo cambiamento e la cui azione moralizzatrice ancora oggi motiva la mia azione politica.

Sono cresciuto insieme alla Lega, passando dalla segreteria cittadina di partito a quella provinciale e al ruolo di consulente in materia sanitaria per il partito e per la coalizione di centro-destra al governo.

Sanità , sviluppo, impresa, energia e mondo produttivo sono gli ambiti in cui ho maturato esperienza e competenza politica, grazie anche alla partecipazione alla commissione parlamentare Attività  produttive, commercio e turismo in qualità di capogruppo per la Lega.

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