Massimo Polledri

Massimo Polledri

Piacentino doc, sono neuropsichiatra infantile in aspettativa dal 2001, anno in cui ho intrapreso l’incarico parlamentare.
La profonda adesione ai valori tradizionali della famiglia, dell’impegno sociale e civico mi ha spinto a schierarmi con la Lega Nord, l’unico movimento sorto realmente per produrre un profondo cambiamento e la cui azione moralizzatrice ancora oggi motiva la mia azione politica.

Sono cresciuto insieme alla Lega, passando dalla segreteria cittadina di partito a quella provinciale e al ruolo di consulente in materia sanitaria per il partito e per la coalizione di centro-destra al governo.

Sanità , sviluppo, impresa, energia e mondo produttivo sono gli ambiti in cui ho maturato esperienza e competenza politica, grazie anche alla partecipazione alla commissione parlamentare Attività  produttive, commercio e turismo in qualità di capogruppo per la Lega.

22 SP_MAGGIO 2019
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Martedì, la Corte Europea ha approvato la decisione di sospendere le cure al bambino Charlie, nato dieci mesi fa con una rara malattia genetica in Inghilterra, nonostante il parere contrario dei genitori. Se il piccolo Charlie verrà ucciso perché gravemente malato, siamo ancora anni luce indietro sulla libertà e sulla dignità umana.

La Corte Europea, quindi, ha deciso che le cure devono essere sospese e non sarà possibile sperimentarne una negli USA, imponendo di fatto la morte al bambino. Ma ciò che più impressiona di tutto questo è che la decisione è stata presa senza calcolare la volontà del malato o di chi lo rappresenta. 

Che la morte possa essere preferibile alla vita, al punto tale di essere imposta, è un concetto già presente nei migliaia di aborti volontari: il concetto della sacralità della vita è stato massacrato. Almeno, però, fino ad ora si era salvata la necessità del consenso del genitore. Non abbiamo, infatti, nessun caso di aborto imposto alla madre contro la sua volontà; Charlie è il primo caso di aborto postnatale imposto.

A questo punto, credo sia lecito chiedersi: È meno dignitosa la sua vita di quella di un omicida? 

C'è una morte, o una vita, più dignitosa di altre?

Si preferisce dire "per il suo bene" è meglio farlo scomparire. Una sentenza di morte per un bambino di dieci mesi. "Soffre, non ha speranza". Ma di quanti di noi, un giorno, con l’avanzare degli anni e delle invalidità si potrà dire la stessa cosa.

Come possono farci questo?"

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