Massimo Polledri

Massimo Polledri

Piacentino doc, sono neuropsichiatra infantile in aspettativa dal 2001, anno in cui ho intrapreso l’incarico parlamentare.
La profonda adesione ai valori tradizionali della famiglia, dell’impegno sociale e civico mi ha spinto a schierarmi con la Lega Nord, l’unico movimento sorto realmente per produrre un profondo cambiamento e la cui azione moralizzatrice ancora oggi motiva la mia azione politica.

Sono cresciuto insieme alla Lega, passando dalla segreteria cittadina di partito a quella provinciale e al ruolo di consulente in materia sanitaria per il partito e per la coalizione di centro-destra al governo.

Sanità , sviluppo, impresa, energia e mondo produttivo sono gli ambiti in cui ho maturato esperienza e competenza politica, grazie anche alla partecipazione alla commissione parlamentare Attività  produttive, commercio e turismo in qualità di capogruppo per la Lega.

22 SP_MAGGIO 2019

Nelle scorse settimane, la Corte d'Assise di Milano ha deciso di trasmettere gli atti alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio nel processo a Marco Cappato, imputato per la morte di dj Fabo.

Questo evento potrebbe rappresentare un precedente rilevante nella giurisdizione in materia di “fine vita”.

L'ordinanza milanese, infatti, prefigura uno scenario che va in direzione di un riconoscimento dell’aiuto e dell’istigazione al suicidio: un tassello aggiuntivo a quello già predisposto con la legge sulle dat, con la quale si impone la morte a quelli che sono considerati dei “scarti”, provando a far scattare così l’equazione solidarietà uguale “aiutiamoli a morire”. Una legge sulla quale si era espressi anche 250 giuristi, con un appello nel quale viene evidenziata la compromissione del rapporto di fiducia fra medico e paziente, fondato da millenni sul giuramento di Ippocrate in vista del bene-salute dell’ammalato. 

Intanto, Cappato è stato invece assolto dall'altra accusa, quella di "aver rafforzato il proposito suicidario" di dj Fabo. "Non ha inciso sulla decisione di Antoniani di mettere fine alla sua vita", si legge nelle motivazioni della sentenza.

Si tratta nella sostanza di nuovi passi verso il traguardo finale, quello dell’eutanasia attiva, attraverso casi pietosi, sentenze giudiziarie e pronunce della Corte costituzionale.

Per questo, anche nel nostro Comune, la mia coscienza è in contrasto sia con questa legge che dovrebbe farci trovare pronti ad accogliere le richieste dei cittadini agli sportelli per consegnare la Dat, sia con l’emendamento (poi bocciato) presentato questa settimana in Consiglio Comunale da Luigi Rabuffi, il quale chiedeva di accelerare i tempi sulla pubblicazione di tutte le informazioni sul Dat sul sito del Comune di Piacenza. 

E sono contento che anche molti miei colleghi di partito, e di maggioranza, abbiano condiviso questa linea su un tema così importante.

Si confonde l’accanimento terapeutico vietato dalla legge e non praticato con l’eutanasia o l’emissione di cure essenziali. Non vedo fuori dagli ospedali le file per compilare le Dat, vedo le file per fare una mammografia o una Tac.

Garantisco che già oggi, se sei anziano, ci sono meno cure e meno posti e giorni di ricovero. L’aumento della mortalità degli anziani è proprio causato dalla mentalità dello scarto. Il Consigliere Rabuffi mediti: le Dat e questa legge che rompe il rapporto di solidarietà tra medico e paziente sarà contro ai poveri e agli anziani. Non saranno più liberi i piacentini ma più in pericolo.

Pubblicato in Medicina e salute
Etichettato sotto
22 SP_MAGGIO 2019
Pubblicato in Rassegna stampa
Etichettato sotto
22 SP_MAGGIO 2019
Pubblicato in Rassegna stampa
Etichettato sotto
22 SP_MAGGIO 2019

In merito all’iniziativa avvenuta ieridal titolo "Donne e bambini sulle rotte migratorie”, che ha trovato tra le altre cose ospitalità nelle stanze del Comune, ci tengo a precisare che l’immigrazione è tutt’oggi un problema del quale non possiamo far finta di niente.

Dal punto di vista politico è ovvio che considero migliore la scelta di tenere queste persone nel loro Paese: oggi, mensilmente, ci costano una cifra che si aggira intorno ai 1.500€ a persona; basterebbe fare due piccoli calcoli per capire che con un cifra del genere queste persone potrebbero viverci molto più a lungo rimanendo nel loro Paese, insieme alla loro famiglia.

Se continuano a morire persone in mare, c’è per forza una qualche responsabilità da parte di organizzazioni e associazioni buoniste che stimolano questo passaggio, alcune di loro lucrandoci, altre mosse senza dubbio da buone intenzioni. Ma le buone intenzioni non sono sufficienti per mantenere le persone in vita. Tra loro possiamo sicuramente trovare "Medici senza frontiere”, organizzazione che non ha neanche firmato il protocollo, il cosiddetto "codice di condotta”, che il governo italiano attraverso il Ministro Minniti ha proposto a tutte le Ong.

Dal 2014 ad oggi nella rotta del Mediterraneo centrale le morti continuano ad essere troppe: oltre 15 mila, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Il numero maggiore di morti è stato toccato nel 2016: 5.143 secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim). E il dato è stato ritoccato più volte al rialzo, visto che spesso le notizie dei decessi arrivano a giorni di distanza dall’effettivo naufragio.

Lasciare le rotte aperte, vuol dire lasciar continuare morire ancora altre persone e, allo stesso tempo, si diventa complici di scafisti e naufragi. Prima lo capiamo, meglio sarà per tutti.

Pubblicato in Sicurezza e criminalità
Etichettato sotto
22 SP_MAGGIO 2019

La vita è un bene prezioso e insostituibile ma ieri, con l’approvazione del testo di legge sul biotestamento è stato dato il via libera all’autodeterminazione per la morte, facendo entrare nel nostro ordinamento il diritto all’eutanasia.

La Lega Nord, e la linea di Matteo Salvini, sono sempre state in prima linea contro questa legge ma non è bastato a frenare, soprattutto, una sinistra che sentiva l’obbligo di portare a casa un vessillo da sventolare poi nella prossima campagna elettorale.

Quello che ancora a molti non è probabilmente chiaro è che la vita non è un bene disponibile; l’approvazione di questa legge segna l’abbandono del soggetto debole e la compromissione della professione medica. Servirà per questo, a partire da oggi, un lavoro culturale per evidenziare come il medico opera per il bene del paziente e non per far rientrare i conti della sanità pubblica.

La legislatura che giunge ormai a conclusione, verrà ricordata come quella con la più alta concentrazione di leggi avverse alla famiglia e alla vita: in questi ultimi cinque anni sono state approvate leggi e pronunciate sentenze, grazie anche alle quali oggi ci ritroviamo in un Paese che registra un drastico calo delle nascite, al quale ora affiancheremo un significativo aumento dei morti.

Pubblicato in Medicina e salute
Etichettato sotto
JoomShaper