Massimo Polledri

Massimo Polledri

Piacentino doc, sono neuropsichiatra infantile in aspettativa dal 2001, anno in cui ho intrapreso l’incarico parlamentare.
La profonda adesione ai valori tradizionali della famiglia, dell’impegno sociale e civico mi ha spinto a schierarmi con la Lega Nord, l’unico movimento sorto realmente per produrre un profondo cambiamento e la cui azione moralizzatrice ancora oggi motiva la mia azione politica.

Sono cresciuto insieme alla Lega, passando dalla segreteria cittadina di partito a quella provinciale e al ruolo di consulente in materia sanitaria per il partito e per la coalizione di centro-destra al governo.

Sanità , sviluppo, impresa, energia e mondo produttivo sono gli ambiti in cui ho maturato esperienza e competenza politica, grazie anche alla partecipazione alla commissione parlamentare Attività  produttive, commercio e turismo in qualità di capogruppo per la Lega.

18 SP_OTTOBRE 2018

Doveva essere l’ultimo giorno di agonia, sono invece ancora ore di attesa: la Corte Suprema di Islamabad ha rinviato, infatti, la sentenza della condanna a morte di Asia Bibi dopo aver ascoltato l'appello della difesa contro l'esecuzione. La data per il verdetto non è stata ancora decisa ma dobbiamo rimanere ottimisti per chi è perseguitata da una legge che colpisce la libertà di religione, la madre di tutte le libertà: bisogna cercare di fermare ogni tipo di discriminazione religiosa e tutelare tutti i cristiani che vivono nei paesi musulmani.

Condividiamo, in questo senso, anche la battaglia di Paul Bhatti, fratello del ministro cattolico Shabaz Bhatti, ucciso in un attentato terroristico il 2 marzo del 2011. Non possiamo lasciar dominare gli estremisti e non possiamo lasciar maltrattare le minoranze.

Asia Bibi, madre di cinque figli, vive da più di 3300 giorni in detenzione, costretta a cucinarsi da sola il cibo per timore che qualcuno cerchi di avvelenarla e le viene concessa un’ora d’aria tre volte al mese. 

Quello di discutere, quanto prima, la cittadinanza onoraria ad Asia Bibi nel comune di Piacenza deve essere vista come un’opportunità per tutti noi, nel rispetto di chi ha veramente sofferto in tutti questi anni e sta pagando la sua fede con la vita.

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Il ruolo dei nonni è fondamentale, colonne portanti nelle famiglie di oggi; sono simbolo di amore, tradizione e identità. 
 
Guidano, accompagnano, intrattengono, crescono. In Italia ne abbiamo circa 12 milioni e in più di una famiglia su tre (37%) i nonni aiutano il bilancio domestico nonostante il 63,1% dei pensionati prenda meno di 750 euro al mese (dati Inps).
 
È fondamentale, per continuare ad alimentare questa tradizione, che i nonni vadano in pensione per potersi occupare della famiglia e crescere così i propri nipoti a tempo pieno: il lavoro più gratificante del mondo. 
 
La società consumistica troppo spesso invece li considera un peso, soprattutto quando si ammalano, senza capire la loro reale importanza nella nostra quotidianità.
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Ogni famiglia ha diritto al riposo. Anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali; per questo, sono d’accordo alla proposta di legge che regolamenta la chiusura degli esercizi commerciali nelle domeniche: le liberalizzazioni di Monti e di Bersani che non permettevano alcuna chiusura e come dimostrano i dati non hanno portano alcun aumento delle vendite, avevano ucciso il valore festivo della domenica e le piccole imprese, oltretutto senza permettere agli esercenti di crescere a contatto con i propri figli.

Le chiusure domenicali riportano in vita quel valore della tradizione italiana, riaccendendo il motore dell’economia attraverso la famiglia, mettendo la persona avanti al consumatore. Magari permettendogli la possibilità di eccezioni stabilite dal Comune di appartenenza in periodi e condizioni particolari; con la premessa di un Paese più forte.

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Oggi, soprattutto sui social, va di moda il bianco e il nero che declinato al tema dei migranti diventa di fatto un “tutti a casa” o “accogliamoli tutti”.

Esiste poi, però, una zona grigia che proprio per il motivo che è grigia, è considerata la zona delle rese ed è un po’ disprezzata. Ma è una zona limite nel quale si può accogliere, fino appunto ad un limite che, però, sia da una parte che dall’altra viene recepito come una sorta di resa, una sconfitta per entrambe le parti: per questo c’è una grande valenza emotiva. Per un “sono tutti nostri fratelli” c’è un “è finita la pacchia”. 

Anche nello stesso concetto del limite, dopo il vietato vietare successivo al ’68, il concetto di tolleranza che è insito nell’esistenza del limite è un principio non permesso. L’esistenza di un “no", l’esistenza di un “adesso basta", è frutto di una scelta di una società debole che non crede che esistano principi di mezzo da difendere o che non è attrezzata culturalmente per pensare che la forza sia legittima e che l’aggressività sia un bene.Per citare la nostra diretta esperienza, noi andiamo avanti nel mondo nel momento che diventiamo aggressivi: dopo i primi morsi al seno anche le mamme capiscono che è giunto il momento che il bambino cammini per conto suo.

Questo, nell’economia generale è un bene, per le mamme e per i piccoli.Nella vecchia politica, il limite è considerato la via di mezzo: il democristiano. Però mi sembra che oggi il limite sia sotto l’aspetto culturale e che la mancanza di una aggressività giusta e riconosciuta come valore faccia il paio con la scomparsa di altre virtù, come il senso dello spirito di sacrificio o il senso del dovere.Queste cose si vedono anche nel mondo dello sport: senza senso del dovere o la giusta aggressività si finisce di stare a casa dal mondiale e ritrovarsi sul divano a tifare l’Islanda.

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