Massimo Polledri

Massimo Polledri

Piacentino doc, sono neuropsichiatra infantile in aspettativa dal 2001, anno in cui ho intrapreso l’incarico parlamentare.
La profonda adesione ai valori tradizionali della famiglia, dell’impegno sociale e civico mi ha spinto a schierarmi con la Lega Nord, l’unico movimento sorto realmente per produrre un profondo cambiamento e la cui azione moralizzatrice ancora oggi motiva la mia azione politica.

Sono cresciuto insieme alla Lega, passando dalla segreteria cittadina di partito a quella provinciale e al ruolo di consulente in materia sanitaria per il partito e per la coalizione di centro-destra al governo.

Sanità , sviluppo, impresa, energia e mondo produttivo sono gli ambiti in cui ho maturato esperienza e competenza politica, grazie anche alla partecipazione alla commissione parlamentare Attività  produttive, commercio e turismo in qualità di capogruppo per la Lega.

19 SP_GIUGNO 2018
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19 SP_GIUGNO 2018

Con la morte di Alfie Evans si chiude una grave tragedia umana che ha importanti risvolti per il futuro e che vanno valutati al di là delle emozioni e dei toni da stadio. La definizione di bioetica come “studio sistematico dei comportamenti umani nel campo della scienza della vita e della salute facendo riferimento ad un insieme di valori e riferimenti morali” delimita il perimetro dell’intervento. Una forza politica ha infatti il dovere di enunciare e giudicare in base al sistema di riferimento valoriale. Ci sentiamo pertanto di riflettere e proporre alcuni punti della vicenda:

1) i giudici hanno confuso lo stato medico di Alfie parlando di uno stato “semi-vegetativo”, come a dire che sarebbe stato irreversibile. Lo stato semi-vegetativo non esiste però in medicina; lo stato di coscienza di Alfie era definibile di “minima coscienza” cosa molto diversa.

2) Gli stessi giudici che hanno sentenziato che Alfie non avrebbe potuto sopravvivere senza respirazione assistita e che sarebbe morto subito (su indicazione dei medici inglesi) giudicandolo terminale hanno assistito al sopravvivere di quel piccolo guerriero per quattro giorni e comunque gli hanno negato cibo e ossigeno. Sono arrivati a perquisire i famigliari per impedire di mettere zucchero sul ciuccio. Non si trattava pertanto di accanimento terapeutico il trasferirlo ad altra struttura disponibile in Italia

3) E’ stato negato il diritto dei genitori di decidere come salvare il proprio figlio riconoscendogli un vago diritto al welfare del figlio

4) E’ stato negato il diritto di un cittadino europeo di muoversi liberamente. In più il piccolo con un atto di grande lungimiranza è stato riconosciuto cittadino italiano. Per cui un malato non ha il diritto di seguire un percorso sanitario di speranza.

5) Rispetto al criterio “del miglior interesse del minore” unico da prendere in considerazione per la Corte, vi è la pretesa che sia da far coincidere con la morte perché la vita residua sarebbe “futile ed inutile”.

Quindi una persona può essere soppressa se lo Stato lo giudica inutile e futile. La vita può essere un bene di cui lo stato si appropria se la sua “qualità di vita” è inferiore all’asticella fissata. Torna in auge il principio dell’eugenetica. Questi i valori in gioco e su cui l’Italia del 2018 deve anche dare una risposta politica. Da parte nostra confermiamo l’impegno preso in campagna elettorale per cui la vita vale sempre la pena di essere vissuta e che nessuno Stato può decidere di sopprimerla. La cultura “dello scarto” anche se ammantata di pietà non ci appartiene.

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19 SP_GIUGNO 2018

Dopo Charlie e Isaiah, anche il piccolo Alfie si ritrova al centro di una battaglia legale che dura ormai da mesi. 

L’impedimento verso i genitori di Alfie nel poterlo trasferire al Bambin Gesù di Roma che si è reso disponile ad accoglierlo, ha dato vita ad una manifestazione spontanea di sostegno di tantissime persone, con la speranza di ritrovare un residuo di umanità in uno Stato che pare accecato dalla volontà di disporre della vita altrui. E’ triste vivere in un Paese dove il giudice della Corte di Londra Anthony Paul Hayden dichiara, dando ragione ai medici, che mantenerlo in vita “sarebbe scorretto, ingiusto e inumano”.

Mi chiedo, nei confronti di chi, sarebbe scorretto? 

Perché dei genitori non possono decidere sul futuro del proprio figlio e si devono ritrovare costretti a subire le decisioni istituzionali, vedendosi recapitare anche una notifica dai toni perentori nella quale il giudice obbliga loro di non far uscire il figlio dall'ospedale per trasferirlo altrove, come loro invece vorrebbero?

Certo, anche in Italia non siamo ai massimi livelli: la rimozione del manifesto di ProVita anti-aborto a Roma è stato un altro segnale preoccupante; ma oggi dei genitori, a Liverpool, sono obbligati a non poter muovere il proprio figlio senza l'autorizzazione dei giudici, togliendogli di fatto il diritto di poter decidere cosa fare attribuendo allo Stato il pieno controllo del caso. 

Stiamo assistendo probabilmente ad una delle scene più tristi e desolanti di questo ultimo periodo e l’irruzione in Ospedale degli agenti di polizia che prendono il controllo di un ospedale per bambini come se al suo interno ci fosse un pericoloso criminale ne è stata la dimostrazione finale. Un padre di famiglia che voleva portare il proprio figlio in un altro Ospedale nel quale avrebbero fatto qualunque cosa per tenerlo in vita; sono probabilmente questi, per le Istituzioni, i criminali del nuovo secolo.

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