Massimo Polledri

Massimo Polledri

Piacentino doc, sono neuropsichiatra infantile in aspettativa dal 2001, anno in cui ho intrapreso l’incarico parlamentare.
La profonda adesione ai valori tradizionali della famiglia, dell’impegno sociale e civico mi ha spinto a schierarmi con la Lega Nord, l’unico movimento sorto realmente per produrre un profondo cambiamento e la cui azione moralizzatrice ancora oggi motiva la mia azione politica.

Sono cresciuto insieme alla Lega, passando dalla segreteria cittadina di partito a quella provinciale e al ruolo di consulente in materia sanitaria per il partito e per la coalizione di centro-destra al governo.

Sanità , sviluppo, impresa, energia e mondo produttivo sono gli ambiti in cui ho maturato esperienza e competenza politica, grazie anche alla partecipazione alla commissione parlamentare Attività  produttive, commercio e turismo in qualità di capogruppo per la Lega.

14 SP_AGOSTO 2018
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14 SP_AGOSTO 2018

Oggi, soprattutto sui social, va di moda il bianco e il nero che declinato al tema dei migranti diventa di fatto un “tutti a casa” o “accogliamoli tutti”.

Esiste poi, però, una zona grigia che proprio per il motivo che è grigia, è considerata la zona delle rese ed è un po’ disprezzata. Ma è una zona limite nel quale si può accogliere, fino appunto ad un limite che, però, sia da una parte che dall’altra viene recepito come una sorta di resa, una sconfitta per entrambe le parti: per questo c’è una grande valenza emotiva. Per un “sono tutti nostri fratelli” c’è un “è finita la pacchia”. 

Anche nello stesso concetto del limite, dopo il vietato vietare successivo al ’68, il concetto di tolleranza che è insito nell’esistenza del limite è un principio non permesso. L’esistenza di un “no", l’esistenza di un “adesso basta", è frutto di una scelta di una società debole che non crede che esistano principi di mezzo da difendere o che non è attrezzata culturalmente per pensare che la forza sia legittima e che l’aggressività sia un bene.Per citare la nostra diretta esperienza, noi andiamo avanti nel mondo nel momento che diventiamo aggressivi: dopo i primi morsi al seno anche le mamme capiscono che è giunto il momento che il bambino cammini per conto suo.

Questo, nell’economia generale è un bene, per le mamme e per i piccoli.Nella vecchia politica, il limite è considerato la via di mezzo: il democristiano. Però mi sembra che oggi il limite sia sotto l’aspetto culturale e che la mancanza di una aggressività giusta e riconosciuta come valore faccia il paio con la scomparsa di altre virtù, come il senso dello spirito di sacrificio o il senso del dovere.Queste cose si vedono anche nel mondo dello sport: senza senso del dovere o la giusta aggressività si finisce di stare a casa dal mondiale e ritrovarsi sul divano a tifare l’Islanda.

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14 SP_AGOSTO 2018
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Con la morte di Alfie Evans si chiude una grave tragedia umana che ha importanti risvolti per il futuro e che vanno valutati al di là delle emozioni e dei toni da stadio. La definizione di bioetica come “studio sistematico dei comportamenti umani nel campo della scienza della vita e della salute facendo riferimento ad un insieme di valori e riferimenti morali” delimita il perimetro dell’intervento. Una forza politica ha infatti il dovere di enunciare e giudicare in base al sistema di riferimento valoriale. Ci sentiamo pertanto di riflettere e proporre alcuni punti della vicenda:

1) i giudici hanno confuso lo stato medico di Alfie parlando di uno stato “semi-vegetativo”, come a dire che sarebbe stato irreversibile. Lo stato semi-vegetativo non esiste però in medicina; lo stato di coscienza di Alfie era definibile di “minima coscienza” cosa molto diversa.

2) Gli stessi giudici che hanno sentenziato che Alfie non avrebbe potuto sopravvivere senza respirazione assistita e che sarebbe morto subito (su indicazione dei medici inglesi) giudicandolo terminale hanno assistito al sopravvivere di quel piccolo guerriero per quattro giorni e comunque gli hanno negato cibo e ossigeno. Sono arrivati a perquisire i famigliari per impedire di mettere zucchero sul ciuccio. Non si trattava pertanto di accanimento terapeutico il trasferirlo ad altra struttura disponibile in Italia

3) E’ stato negato il diritto dei genitori di decidere come salvare il proprio figlio riconoscendogli un vago diritto al welfare del figlio

4) E’ stato negato il diritto di un cittadino europeo di muoversi liberamente. In più il piccolo con un atto di grande lungimiranza è stato riconosciuto cittadino italiano. Per cui un malato non ha il diritto di seguire un percorso sanitario di speranza.

5) Rispetto al criterio “del miglior interesse del minore” unico da prendere in considerazione per la Corte, vi è la pretesa che sia da far coincidere con la morte perché la vita residua sarebbe “futile ed inutile”.

Quindi una persona può essere soppressa se lo Stato lo giudica inutile e futile. La vita può essere un bene di cui lo stato si appropria se la sua “qualità di vita” è inferiore all’asticella fissata. Torna in auge il principio dell’eugenetica. Questi i valori in gioco e su cui l’Italia del 2018 deve anche dare una risposta politica. Da parte nostra confermiamo l’impegno preso in campagna elettorale per cui la vita vale sempre la pena di essere vissuta e che nessuno Stato può decidere di sopprimerla. La cultura “dello scarto” anche se ammantata di pietà non ci appartiene.

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