01 Ago 2017
Non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli..."

(Luca 23,27 - 31)

Il piccolo Charlie se n’è andato. La sua rarissima malattia che impediva alle sue cellule di svilupparsi è stata giudicata inguaribile dalla giustizia, ma non ha impedito lo svilupparsi e il riflettere sulla potenza della vita e su quanto siamo ancora realmente indietro su temi come la libertà e la dignità umana.

Due genitori si sono visti andare via piano piano il loro figlio tra le loro braccia, in una corsa contro il tempo e la giustizia (così, paradossalmente, è chiamata). 

Questi giorni ci hanno obbligato a riflettere, grazie al piccolo Charlie, su come, per la Corte Europea per i diritti umani e la giustizia inglese, esista il diritto alla morte ma non quello alla vita. Ritornano le ombre funeste di principi come “la vita indegna di essere vissuta” che tanto male fecero all’Europa. Siamo stati colpiti da una piccola esistenza, che ci ha resi tutti consapevoli dei limiti e degli errori umani. Su come, una vita di appena undici mesi è in grado di compiere una vera e propria meraviglia, sviluppando un dibattito internazionale sul fondamentale tema della difesa della vita, lasciandoci una eredità che non possiamo permetterci di disperdere. I genitori non si sono abbandonati al disfattismo, sebbene l’avversario nella persona del giudice Nicholas Francis e dell’avvocato del tutore Victoria Butler-Cole, attivista pro eutanasia, fossero più forti.

E un popolo, come quello che si è visto, che si batte e si mobilita per la difesa della vita, andando oltre le divisioni politiche e culturali, è un grande popolo.

Siamo nel 2017 e abbiamo appena assistito al primo caso di aborto postnatale imposto. Come siamo arrivati a dire “per il suo bene” è meglio farlo scomparire? La vita non è un rigido protocollo medico. Ripartiamo da qui.

 

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07 Lug 2017
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29 Giu 2017

Martedì, la Corte Europea ha approvato la decisione di sospendere le cure al bambino Charlie, nato dieci mesi fa con una rara malattia genetica in Inghilterra, nonostante il parere contrario dei genitori. Se il piccolo Charlie verrà ucciso perché gravemente malato, siamo ancora anni luce indietro sulla libertà e sulla dignità umana.

La Corte Europea, quindi, ha deciso che le cure devono essere sospese e non sarà possibile sperimentarne una negli USA, imponendo di fatto la morte al bambino. Ma ciò che più impressiona di tutto questo è che la decisione è stata presa senza calcolare la volontà del malato o di chi lo rappresenta. 

Che la morte possa essere preferibile alla vita, al punto tale di essere imposta, è un concetto già presente nei migliaia di aborti volontari: il concetto della sacralità della vita è stato massacrato. Almeno, però, fino ad ora si era salvata la necessità del consenso del genitore. Non abbiamo, infatti, nessun caso di aborto imposto alla madre contro la sua volontà; Charlie è il primo caso di aborto postnatale imposto.

A questo punto, credo sia lecito chiedersi: È meno dignitosa la sua vita di quella di un omicida? 

C'è una morte, o una vita, più dignitosa di altre?

Si preferisce dire "per il suo bene" è meglio farlo scomparire. Una sentenza di morte per un bambino di dieci mesi. "Soffre, non ha speranza". Ma di quanti di noi, un giorno, con l’avanzare degli anni e delle invalidità si potrà dire la stessa cosa.

Come possono farci questo?"

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06 Giu 2017

Il Comune di Piacenza non può avere questo mescolamento di ruoli con le cooperative. Questo triste evento ha evidenziato ancor più l’impreparazione di questa amministrazione, ancora oggi ci sono responsabilità da accertare e strategie ancora da attuare.

La mancata differenza tra committente e gestore nuoce alle stesse cooperative che generalmente ho trovato sempre attente,  con personale preparato e umano.

La proposta della prossima amministrazione sarà quella di fare un controllo e una verifica insieme ai dirigenti del comune e personalità esterne, penso all’ex Questore di Piacenza Rosato. Una procedura che restituisca al Comune il ruolo di controllore e non quello di gestore; la mancanza di autonomia nuoce gravemente alle cooperative che rischiano di far perdere credibilità al loro servizio.

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03 Giu 2017
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30 Mag 2017

Oggi come oggi non ci sono i presupposti per costruire il nuovo Ospedale e la decisione è da rispedire al mittente. L’ospedale non si farà né oggi, né domani perché mancano i soldi stanziati in bilancio; per fare le promesse occorre prima avere le risorse per mantenerle.

Sulla rete ospedaliera siamo stati sommersi di promesse, come l’ospedale di Fiorenzuola: è stata messa la prima pietra per rinnovare il padiglione ma attendiamo ancora la bonifica dell’area dal febbraio scorso. Non possiamo permetterci di avere una nuova Scampia con le vele nel centro di Piacenza, perché senza un’idea sulla destinazione del vecchio ospedale finirebbe per essere destinato a profughi e senza tetto.

Mi dissocio, quindi, dal clima unanime, perché tutt’oggi è solo una promessa elettorale che non prendo neanche in considerazione. Al momento non si è neanche individuata la zona, gli consiglio di ripassare per le prossime elezioni: è realismo politico. Mi dispiace per i lavoratori che ci credono ma il nuovo ospedale è di fatto una bolla di sapone elettorale.

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27 Mag 2017

L’asilo nido si attrezzi di un neuropsichiatra per monitorare la salute dei bambini, è un processo che si può attuare senza grandi problemi dato anche il non elevato numero dei bambini. Credo sia opportuno verificare l’eventuale presenza di qualche sintomo, come ad esempio il disturbo post traumatico da stress, collegato al maltrattamento delle due educatrici; sintomi che possono essere curati se si interviene tempestivamente.

L’evento ha certamente segnato tutti noi piacentini, dobbiamo ora impegnarci in un’indagine seria che verifichi se ci siano state omissioni di vigilanza o se, ad esempio, erano già presenti in passato avvisaglie o segnalazioni. Un controllo anche sulle modalità di lavoro e sulla possibilità di tener monitorati gli operatori e le cooperative stesse sui meccanismi interni anche alle modalità di selezione del personale.

Dobbiamo anche dire che se ci sono due operatrici che sono state arrestate per maltrattamenti verso i bambini, ci saranno sicuramente educatrici che svolgono il loro lavoro con amore: non dobbiamo confondere la gramigna con il grano. Consiglierei al Comune, in questo caso, di parlare poco e attivarsi immediatamente con meccanismi seri e etici.

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JoomShaper